“Il destino d’Italia è sul mare” si legge al suo ingresso…

Softair nel Collegio Tommaseo - IDA SANTORO

“Il destino d’Italia è sul mare” si legge al suo ingresso…
Softair nel Collegio Tommaseo

Una lunga storia, quella di un’imponente opera circondata dal verde e nata, pare, dal primo colpo di piccone di Benito Mussolini nel 1934. Situata sul seno di ponente del porto, di fronte al Castello Svevo, è stata inaugurata nel 1937 come Accademia Marinara denominata “Collegio Navale della Gioventù Italiana del Littorio”.

Durante la seconda guerra mondiale, con il trasferimento a Brindisi della famiglia reale fuggita da Roma, è diventata sede dell’Accademia Navale di Livorno dal 1943 al 1946. In seguito la competenza venne affidata al Comune di Brindisi ma la struttura fu destinata all’accoglienza e all’istruzione di profughi giuliani e dalmati prendendo il nome di “Collegio Niccolò Tommaseo”, dal letterato nato in Dalmazia nel 1802 e sostenitore della fratellanza tra slavi e italiani.

Cominciava intanto il declino… Nel 1951 venne chiuso come Scuola convitto conservando la sede dell’Istituto Nautico e di altre scuole fino a quando, con il passaggio di proprietà alla Regione, nel 1977 è stato dichiarato inagibile. Nonostante gli accertati problemi di sicurezza, nel 1978 il Comune chiese alla Regione l’utilizzo di parte della struttura per la sistemazione temporanea di una decina di famiglie senza tetto. Dal rigore della cultura militare alla clemenza della povertà… il Collegio diventa un condominio, anzi un ghetto,  trasformato negli interni a piacimento dei nuovi abitanti, famiglie che negli anni sono diventate oltre duecento, sfrattate solo nel 1999 con l’assegnazione di nuovi appartamenti.

Il Tommaseo viene chiuso e murato in attesa di nuove destinazioni d’uso…. Nel dicembre 2010, a seguito di un accordo con la Regione e la Provincia, il Comune di Brindisi ne è tornato in possesso con l’impegno di presentare un progetto di recupero. Nel frattempo, nonostante muri e recinzioni, qualcuno aveva creato un varco…. oggi i ragazzi giocano alla guerra, in uno scenario ideale per allarmanti emulazioni.

© Ida Santoro
aprile 2011

Guarda il fotoreportage di Ida Santoro

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Comments
3 Responses to ““Il destino d’Italia è sul mare” si legge al suo ingresso…”
  1. Francesco ha detto:

    Meglio giocare “alla guerra” (perchè questo sport ha un nome: Softair) o drogarsi?
    Meglio fingersi militari, pur sapendo cosa si fa, chi si imita e soprattutto sapendo cos’è la guerra o andare a rapinare?
    Meglio essere un gruppo di amici che si divertono insieme o fare i bulli in mezzo alla strada insieme?

    Aspetto risposte…

  2. daniele zeit ha detto:

    ma ke allarmanti ma santo dio dio solo in italia si può sentire un emerita cazzata simile??? uno sport riconosciuto in tutto il mondo più ke rispettato….solo nel nostro “grande” paese si possono sentire certe cazzate e di certo se la città si desse un tantino da fare davvero nn ci sarebbero stati ragazzi costretti a poter giocare solo in una struttura del genere rischiando la vita giorno x giorno vedendo mattoni cadere sempre più vicini alle loro teste adesso mi chiedo la colpa in realtà di chi è???

  3. Honor ha detto:

    Quella che voi chiamate “guerra” non è altro che una simulazione di guerra chiamata SOFT-AIR noi non abbiamo nulla a che fare con la guerra. E’ uno sport riconosciuto dal CONI e quella che voi chiamate guerra per noi è uno sport basato sulla cooperazione, fratellanza e lealtà. Si è normale il softair può ricordare in qualche modo la guerra .. ma nella guerra si muore noi ci divertiamo insieme alla nostra passione rendendo omaggio ai nostri soldati italiani e stranieri. Questo articolo è l’ennesima prova d’ignoranza di questo paese

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